La siccità continua a colpire duramente il Veneto e, in particolare, la Lessinia veronese. Mentre il Consiglio dei Ministri ha dichiarato lo stato di emergenza per 12 mesi, stanziando 3,55 milioni di euro dal Fondo per le emergenze nazionali, nelle aree montane e collinari del Veronese gli effetti della crisi idrica hanno ormai superato i livelli registrati durante la storica siccità del 2003.
Nei pascoli della Lessinia orientale, dove in molti comuni non piove in modo significativo dallo scorso maggio, il terreno è diventato talmente arido da non riuscire più ad assorbire nemmeno le deboli precipitazioni. L’acqua scorre in superficie senza raggiungere le radici, aggravando una situazione che ha trasformato i prati in distese secche e compromesso la produzione di foraggio.
Le conseguenze sono pesanti per gli allevamenti. Il primo taglio di fieno ha prodotto raccolti molto inferiori alle attese, mentre il secondo è ormai considerato perso. Gli allevatori sono costretti a utilizzare in anticipo le scorte destinate all’inverno e ad acquistare foraggio a prezzi sempre più elevati. A questo si aggiungono lo stress termico degli animali, la scarsità d’acqua nelle vasche di abbeveraggio – spesso rifornite con autobotti – e il calo della produzione di latte, che potrebbe costringere molte aziende a riportare le mandrie in stalla già nel mese di agosto.
“La Lessinia orientale è un territorio storicamente soggetto alla siccità, ma quest’anno l’emergenza ha raggiunto e superato i livelli del 2003”, spiega Fabio Baltieri, allevatore di San Mauro di Saline e consigliere provinciale di Coldiretti Verona. “Le vacche trovano solo erba secca, insufficiente per garantire il loro sostentamento e una normale produzione di latte. A questo si aggiungono le vasche all’asciutto e i danni alle colture frutticole come ciliegi e castagni”.
La crisi interessa l’intera fascia collinare e montana della provincia, con situazioni particolarmente critiche nei comuni di Grezzana, Velo Veronese, Cerro Veronese, Badia Calavena, San Mauro di Saline, Selva di Progno, Tregnago e Roverè Veronese.
La siccità continua a colpire duramente il Veneto e, in particolare, la Lessinia veronese. Mentre il Consiglio dei Ministri ha dichiarato lo stato di emergenza per dodici mesi, stanziando 3,55 milioni di euro dal Fondo per le emergenze nazionali, nelle aree montane e collinari del Veronese gli effetti della crisi idrica hanno ormai superato i livelli registrati durante la storica siccità del 2003.
Nei pascoli della Lessinia orientale, dove in molti comuni non piove in modo significativo dallo scorso maggio, il terreno è diventato talmente arido da non riuscire più ad assorbire nemmeno le deboli precipitazioni. L’acqua scorre in superficie senza raggiungere le radici, aggravando una situazione che ha trasformato i prati in distese secche e compromesso la produzione di foraggio.
Le conseguenze sono pesanti per gli allevamenti. Il primo taglio di fieno ha prodotto raccolti molto inferiori alle attese, mentre il secondo è ormai considerato perso. Gli allevatori sono costretti a utilizzare in anticipo le scorte destinate all’inverno e ad acquistare foraggio a prezzi sempre più elevati. A questo si aggiungono lo stress termico degli animali, la scarsità d’acqua nelle vasche di abbeveraggio – spesso rifornite con autobotti – e il calo della produzione di latte, che potrebbe costringere molte aziende a riportare le mandrie in stalla già nel mese di agosto.
“La Lessinia orientale è un territorio storicamente soggetto alla siccità, ma quest’anno l’emergenza ha raggiunto e superato i livelli del 2003”, spiega Fabio Baltieri, allevatore di San Mauro di Saline e consigliere provinciale di Coldiretti Verona. “Le vacche trovano solo erba secca, insufficiente per garantire il loro sostentamento e una normale produzione di latte. A questo si aggiungono le vasche all’asciutto e i danni alle colture frutticole come ciliegi e castagni”.
La crisi interessa l’intera fascia collinare e montana della provincia, con situazioni particolarmente critiche nei comuni di Grezzana, Velo Veronese, Cerro Veronese, Badia Calavena, San Mauro di Saline, Selva di Progno, Tregnago e Roverè Veronese.
Per il presidente di Coldiretti Verona, Alex Vantini, la dichiarazione dello stato di emergenza rappresenta un passaggio fondamentale, ma non sufficiente. “Il provvedimento è il presupposto essenziale affinché le risorse nazionali possano arrivare rapidamente sui territori, sostenendo gli agricoltori e avviando le opere infrastrutturali necessarie. Ora però serve uno sforzo condiviso per superare una gestione basata solo sull’emergenza. La realizzazione di una rete diffusa di invasi e l’ammodernamento delle reti irrigue sono interventi non più rinviabili se vogliamo difendere il futuro dell’agricoltura veronese”.
