(di Francesca Romana Riello) Il Veneto dichiara lo stato di emergenza regionale per siccità .Il presidente della Regione, Alberto Stefani, ha firmato l’ordinanza che estende il provvedimento a tutto il territorio veneto dopo mesi caratterizzati da precipitazioni ben al di sotto della media e da una progressiva riduzione della disponibilità d’acqua. A preoccupare è soprattutto la situazione del bacino del Po, dove cresce il rischio della risalita del cuneo salino.

Veneto, scatta lo stato di emergenza per la siccità
Il Fiume Adige soffrendo siccità a causa della crisi idrica

Persi 2,4 miliardi di metri cubi d’acqua in un anno

  I numeri fotografano un’annata particolarmente difficile. Al 31 maggio il deficit di precipitazioni dell’intero anno idrologico ha raggiunto il 28% rispetto alla media: significa quasi 2,4 miliardi di metri cubi d’acqua in meno. Marzo si era chiuso con piogge inferiori del 21%, mentre aprile e maggio hanno confermato un andamento ben al di sotto dei valori storici.  

Alle scarse precipitazioni si è aggiunto il caldo anomalo della primavera, che ha accelerato lo scioglimento della neve esaurendo con largo anticipo una riserva fondamentale per affrontare l’estate. Le portate dei principali corsi d’acqua continuano così a rimanere sotto la media: Piave e Brenta segnano un meno 23%, il Po un meno 23% e l’Adige un meno 21%. In calo anche il livello del lago di Garda.  

La dichiarazione dello stato di emergenza arriva dopo settimane di monitoraggio da parte di Arpav e degli Osservatori permanenti sugli utilizzi idrici dei distretti delle Alpi Orientali e del Po. Le precipitazioni di giugno, attese per invertire la tendenza, non sono bastate a modificare il quadro e la Regione ha deciso di intervenire prima dell’ingresso nel periodo tradizionalmente più delicato per la gestione della risorsa idrica.  

Veneto, scatta lo stato di emergenza per la siccità
Il Presidente della Regione Veneto Alberto Stefani

Stato di emergenza, scattano le prime misure

L’ordinanza non introduce, almeno per ora, divieti generalizzati. La Regione punta invece a contenere i consumi chiedendo a tutti gli enti coinvolti nella gestione della risorsa idrica di adottare comportamenti improntati al massimo risparmio. Le strutture regionali competenti dovranno limitare ogni possibile spreco e, per quanto riguarda il bacino dell’Adige, garantire una portata minima di 80 metri cubi al secondo nel tratto di Boara Pisani.  

La scelta è quella di muoversi soprattutto in chiave preventiva. L’obiettivo è arrivare ai mesi di luglio e agosto, quando i consumi aumentano sensibilmente, con la maggiore disponibilità d’acqua possibile. La speranza è che una gestione più attenta della risorsa consenta di evitare provvedimenti più restrittivi nel caso in cui il caldo e la mancanza di piogge dovessero proseguire.  

Ai consorzi irrigui viene raccomandato di programmare l’uso dell’acqua in funzione dei reali fabbisogni delle colture, anche attraverso gli strumenti di consiglio irriguo, e di predisporre i piani di siccità previsti dal Piano di gestione delle acque. L’intento è ridurre gli sprechi senza compromettere la produzione agricola, settore che nei mesi estivi registra il maggiore fabbisogno idrico.  

Indicazioni anche per i gestori degli invasi idroelettrici, chiamati a preservare quanto più possibile gli accumuli idrici compatibilmente con la produzione di energia, così da poter sostenere i deflussi naturali qualora la situazione dovesse aggravarsi nelle prossime settimane.  

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Risparmio idrico, l’appello a cittadini e agricoltori

L’ordinanza coinvolge anche gli enti d’ambito e i gestori del servizio idrico integrato, invitati a promuovere campagne di sensibilizzazione e a valutare con i Comuni eventuali limitazioni agli usi non essenziali dell’acqua. Tra questi rientrano l’irrigazione di orti e giardini, il lavaggio di cortili e veicoli privati, oltre al riempimento di piscine e fontane ornamentali.  

L’attenzione della Regione resta comunque concentrata sulla tutela dell’acqua destinata al consumo umano. L’ordinanza richiama infatti il principio secondo cui, nei periodi di scarsità della risorsa, la priorità deve essere garantita agli usi potabili e, successivamente, a quelli agricoli e produttivi. È un criterio che potrà orientare le decisioni delle prossime settimane se la crisi dovesse intensificarsi.  

Ad ANCI Veneto viene chiesto di promuovere iniziative per un utilizzo più attento dell’acqua, compresa quella proveniente dai pozzi domestici, e di verificare la possibilità di sospendere temporaneamente i prelievi destinati agli usi non prioritari. È previsto inoltre un tavolo tecnico per aggiornare il censimento dei pozzi domestici, mentre all’Autorità di Bacino del Po è stata chiesta la convocazione urgente dell’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici per valutare l’evoluzione della crisi e l’eventuale adozione di nuove misure.  

Per ora il Veneto sceglie la strada della prevenzione e del contenimento degli sprechi. Molto dipenderà però dall’andamento del meteo nelle prossime settimane. Se luglio e agosto dovessero trascorrere senza precipitazioni consistenti, la pressione sulle risorse idriche potrebbe aumentare proprio nel periodo di massimo fabbisogno per agricoltura, acquedotti ed ecosistemi. L’ordinanza resterà in vigore fino al superamento della fase critica e potrà essere aggiornata qualora l’evoluzione della situazione lo rendesse necessario.  

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