Momenti Francesco Guccini tra l’Appennino e l’Adige
(Claudio Beccalossi) Se n’è andato stamattina, nel suo buen retiro di Pàvana, nell’Appennino pistoiese, accanto alla moglie Raffaella ed alla figlia Teresa, Francesco Guccini (Modena, 14 giugno 1940), cantautore, scrittore e pure attore.
La sua scomparsa richiama impronte nella memoria personale.
Nel luglio 1987, per raggiungere gli amici Lauro e Susanna in vacanza sull’Appennino bolognese, presi il treno da Verona a Bologna e, qui, cambiai convoglio in direzione di Pistoia, viaggiando sulla Ferrovia Porrettana.
La linea fu il primo collegamento ferroviario che, attraverso l’Appennino a cavallo di Emilia-Romagna e Toscana, superava la dorsale montuosa mettendo in comunicazione Bologna e Pistoia.

Chiamata anche Strada ferrata dell’Italia Centrale, fu inaugurata in pompa magna dal re d’Italia Vittorio Emanuele II di Savoia il 2 novembre 1864. Per l’epoca rappresentò una realizzazione di grande portata ingegneristica sintetizzata in 47 gallerie, 35 ponti e viadotti, su un percorso totale di 99 km.
Scesi a Porretta Terme, oggi frazione e capoluogo del comune di Alto Reno Terme, a 59 km da Bologna ed a 34 da Pistoia, nella valle del fiume Reno, sulla sinistra idrografica del corso d’acqua alla confluenza del torrente Rio Maggiore, in una vasta conca ad un’altezza media sui 349 m s.l.m. Incontrai la coppia che m’attendeva e salimmo in auto, verso la loro residenza.
E fuori dall’abitato, perso in chiacchiere e guardando distrattamente i dintorni alla mia destra, scorsi una figura familiare in conversazione con altri.
«Ma sì, è lui…», esclamai e Lauro, osservando dalla sua posizione alla guida, mi confermò l’identità del tizio.
Si trattò di Francesco Guccini, habitué di quelle parti essendo dapprima frequentatore assiduo (e poi residente in pianta pressoché stabile) della non lontana (5-6 km di distanza da Porretta Terme) Pàvana del comune sparso di Sambuca Pistoiese.
Guccini, cantautore eccelso, legato a doppio filo appunto a Pàvana perché paese natale di suo padre Ferruccio (1911 – 1990), mentre la madre Ester Prandi (1914 – 2009) nacque a Carpi (Modena).
E perché, durante il periodo da militare in guerra del papà (compresi 2 anni in un campo di concentramento tedesco presso Amburgo), Francesco dovette sfollare con la mamma da Modena ai nonni paterni, appunto a Pàvana.
Motivi nostalgici che ispirarono Guccini a dedicare il suo primo romanzo, “Cròniche epafàniche” (Feltrinelli, Milano, 1989) e varie sue canzoni proprio a quella località della Toscana a ridosso del bacino di Pàvana, modesto lago artificiale realizzato nel 1925 dalle Ferrovie dello Stato sfruttando una diga in cemento armato, ad archi multipli, alta 54 m. L’incavo raccoglie parte delle acque dell’alto Reno tramite l’immissario Limentra di Sambuca ed una galleria sotterranea di 2.691 m alimentata dalle acque del Reno raccolte nell’invaso di Molino del Pallone.
Fu per me, allora, l’attimo visivo di Francesco Guccini nelle adiacenze di Porretta Terme. Fuggevole premessa ad un mio altro incontro con lui anni dopo, durante un suo colloquio-dibattito pubblico ad una “Festa dell’Ulivo”, nei “giardini di via Villa – Ponte Crencano”, a Verona, intitolata “I giovani incontrano Francesco Guccini. Idee in libertà. “… Vola, vola tu, dove io vorrei volare / verso un mondo dove ancora tutto è da fare…” (in “Culodritto”, dall’album “Signora Bovary”, 1987).
Guccini si raccontò roteando la sua erre moscia e tracannando, di tanto in tanto, bicchieri di vino. Rigorosamente rosso…
Lo ripresi a lungo con la mia videocamera e poi m’avvicinai a lui alla fine del suo personalissimo “reportage su se stesso”, istinti artistici e propensioni politiche compresi. Scambiate poche parole, mi lasciò un suo autografo sul retro del volantino in formato A4 di pubblicizzazione dell’evento.
Niente di più… Semmai un ripescaggio mnemonico, una sorta di trait d’union, sulla scia della sua dipartita, tra due diversi momenti Francesco Guccini. Colti tra l’Appennino e l’Adige…

