E’ arrivato il momento di fare gli interessi dell’Italia

(Orazio Albanese) La guerra in Ucraina sta diventando una costante che ci condiziona la vita. Finora economicamente: energia più cara per le sanzioni imposte alla Russia dalla Nato e dall’Ue; calo del giro d’affari derivante dall’import-export; blocco del turismo; emorragia continua di miliardi di euro verso Kiev

Il rischio di esser trascinati in una guerra

Ma non si può escludere che le cose precipitino verso una guerra aperta.
Quando una situazione conflittuale persiste ed è in atto una guerra ai confini orientali di molti stati europei, l’incidente è sempre in agguato.
E’ un attimo che un missile o un drone sbaglino bersaglio e finiscano su un paese Nato e che il bellicismo dei “willing” lo interpreti come “un attacco cui bisogna rispondere”.
E’ un attimo che qualche servizio segreto insceni una provocazione per scatenare la guerra contro la Russia.

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Ursula von der Leyen e Meloni

E non ci sarebbe da meravigliarsi. Il gasdotto Nordstream insegna. Appena fatto saltare l’Occidente accusò la Russia. Tutti avevamo capito quanto sarebbe stato assurdo un atto autolesionistico da parte loro. Ma la propaganda insisteva. Poi la verità venne a galla: a farlo saltare erano stati gli ucraini.

Ed anche qualche giorno fa, quando un drone è caduto in Polonia, al mainstream mediatico non è parso vero di gridare alla responsabilità di Mosca. Salvo, dopo qualche giorno, dover ammettere che si trattava di un drone ucraino finito lì per sbaglio.
Quindi l’incidente, più o meno voluto, è sempre dietro l’angolo.
Inutile dilungarsi a spiegare che le conseguenze sarebbero devastati.

Perchè scaldarsi tanto per l’Ucraina?

A questo punto una domanda: perché dobbiamo farci condizionare la vita e accollarci il rischio di essere coinvolti in una guerra che non abbiamo deciso noi?

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Perché siamo parte di un alleanza, rispondono lorsignori. Cioè della Nato. Vero, anche se ci sarebbe da discutere sul senso di questa nostra appartenenza. Ma c’è un piccolo particolare: l’Ucraina non fa parte della Nato.

E poi c’è la nostra Costituzione che all’articolo 11 recita:” L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

Perché inimicarsi la Russia?

Non ha quindi alcun senso l’ostilità dell’Italia nei confronti della Russia che a noi non c’ha fatto assolutamente nulla. Continuare a mandare armi e soldi a Zelensky, continuare ad incontrarlo e dargli i bacini, prendere parte, seppur in collegamento e con alcuni distinguo, alle riunioni dei paesi che perseguono lo scontro con Mosca e dichiarare ad ogni piè sospinto l’appoggio alla causa ucraina è quanto di più stupido si possa fare.
E poi adesso siamo all’assurdo: il ministro della Difesa Crosetto che nomina suo consulente l’ex ministro della guerra ucraina Fedrov. Una palese, ulteriore compromissione nel conflitto.

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Ma quale “causa ucraina”?

E poi, quale sarebbe la “causa ucraina”? La violazione dei territori russofoni da parte delle truppe di Putin? E perché allora, visto che si scaldano tanto per il Donbass, lo stesso impegno il governo italiano non lo profonde per Gaza? Per l’invasione del Libano da parte di Israele? Per la violazione dei confini del Venezuela, per il rapimento del suo presidente Maduro e per la rapina internazionale del petrolio di quel paese? Perché lo stesso ardore non si manifesta per l’aggressione americano-israeliana all’Iran? Alla violazione del suo spazio marittimo? Alla dichiarazione di Trump che lo stretto di Hormuz è territorio americano?

E’ comprensibile che nei governanti italiani alberghi una certa timidezza nei confronti del potente “alleato” d’oltre oceano. Ma allora, se non sono in grado di condannare tutte queste violazioni del diritto internazionale, che almeno abbiano la decenza, in nome del principio aristotelico di non contraddizione, di smetterla con questa stupida, dannosa e pericolosa politica di appoggio all’Ucraina.