Non è la fine del cinema. È cambiato il modo in cui scegliamo, consumiamo e viviamo le storie
(David Benedetti*) C’è stato un tempo in cui la domanda era semplice: «Che film guardiamo stasera?». Oggi, davanti allo schermo, è sempre più frequente chiedersi: «Che serie iniziamo?».
Non è soltanto una questione di gusti. È cambiato il nostro rapporto con il tempo e con la narrazione. Le serie non hanno davvero sostituito i film, ma hanno conquistato una parte dello spazio che per decenni era appartenuto soprattutto al cinema e alla televisione tradizionale.
Film e serie: a durata
La differenza principale è la durata. Un film deve raccontare una storia in circa due ore: presenta i personaggi, costruisce il conflitto e arriva alla conclusione. Una serie può invece sviluppare una vicenda per dieci, venti o cinquanta ore. Può rallentare, introdurre personaggi secondari, lasciare una domanda senza risposta e trasformare lentamente i protagonisti.
È una formula particolarmente adatta alle abitudini dei più giovani. Non perché i giovani abbiano necessariamente una capacità di attenzione inferiore, ma perché sono cresciuti in un ambiente nel quale la fruizione dei contenuti è diventata più frammentata. Una puntata di quaranta o cinquanta minuti può sembrare più accessibile di un film di due ore: si può interrompere, riprendere, distribuire nell’arco della giornata. E soprattutto lascia sempre aperta la possibilità di continuare.

Lo streaming
Lo streaming ha accelerato questa trasformazione. Con il vecchio palinsesto era la televisione a stabilire quando guardare un programma. Oggi siamo noi a scegliere quando iniziare, fermarci e riprendere. E possiamo guardare subito l’episodio successivo.
Il «ne guardo ancora uno» è diventato una delle formule più caratteristiche dell’intrattenimento contemporaneo. Il cliffhanger e la curiosità per ciò che accadrà dopo costruiscono un rapporto continuativo con lo spettatore.
Anche i personaggi acquistano un peso diverso. Un film può regalarci un protagonista indimenticabile; una serie può farcelo conoscere per anni. Finisce così per diventare una presenza familiare, quasi una compagnia.
Il cinema non è morto
Ma il cinema non è morto. La sala offre qualcosa che lo streaming non può riprodurre completamente: la concentrazione, lo schermo enorme, il buio, la condivisione con altri spettatori. Un film può ancora essere un evento, mentre una serie tende a diventare un’abitudine.
Forse, allora, la vera trasformazione non riguarda la vittoria delle serie sui film. Riguarda il nostro modo di consumare le storie.
Il film ci chiede di entrare in una storia e uscirne dopo qualche ora. La serie ci chiede di restarci. E in un’epoca in cui la risorsa più contesa è l’attenzione, riuscire a farci tornare domani può essere persino più importante che conquistarci per una sola sera.
*insegnante Liceo Scientifico
