A cure del Neuroscience Clinical Center & TMS Unit – NEWS (fonte WHO)
(di Giovanni Serpelloni*) Nel 2026 la World Health Organization (WHO/OMS) ha finalmente pubblicato il nuovo Technical Brief The health and social effects of nonmedical cannabis use, aggiornando il precedente rapporto del 2016 sulla base delle evidenze disponibili fino al 2025.
Il documento riguarda specificamente l’uso non medico della cannabis. Non è un documento normativo e non formula raccomandazioni politiche: sintetizza invece le evidenze più recenti sugli effetti negativi sanitari e sociali, con particolare attenzione ad adolescenti e giovani adulti.
Cannabis e dipendenza
L’OMS conferma che la cannabis può determinare un vero Cannabis Use Disorder, caratterizzato da perdita di controllo, crescente priorità attribuita all’uso, persistenza nonostante le conseguenze negative, craving, tolleranza e sindrome di astinenza. Le evidenze si sono rafforzate rispetto al 2016. Una revisione di studi longitudinali riportata dall’OMS stima un rischio di dipendenza di circa:
12% nei giovani che hanno utilizzato cannabis almeno una volta
33% nei giovani che la utilizzano almeno settimanalmente. .
Il rischio potrebbe essere aumentato con una maggiore disponibilità di prodotti ad alta concentrazione di THC e con l’aumento dell’uso quotidiano.
THC sempre più potente
L’OMS segnala che la liberalizzazione in alcune giurisdizioni si è accompagnata alla disponibilità di una maggiore varietà di prodotti, compresi estratti, oli da vaping, edibili e bevande, e a prodotti con concentrazioni di THC più elevate. Dosaggi elevati di THC possono provocare ansia, irritabilità, pensieri paranoidi, allucinazioni transitorie, deliri, depersonalizzazione e comportamenti disfunzionali.
Intossicazione ed accessi al Pronto Soccorso
L’intossicazione da cannabis può determinare alterazioni di coscienza, cognizione, percezione, affettività, comportamento e coordinazione. . Nei Paesi o territori in cui l’uso non medico è stato legalizzato sono aumentati gli accessi ai servizi di emergenza per effetti acuti della cannabis, soprattutto nei sistemi caratterizzati da commercializzazione più ampia. L’OMS segnala inoltre un aumento delle intossicazioni pediatriche accidentali da prodotti edibili scambiati per caramelle.
Adolescenza: una fase particolarmente critica
Uno dei punti più importanti del rapporto riguarda i giovani. L’uso regolare e pesante durante adolescenza e prima età adulta è associato a: deficit cognitivi, peggior rendimento scolastico, abbandono scolastico precoce e maggiore probabilità di utilizzare altre sostanze controllate.
L’OMS sottolinea tuttavia correttamente che, per alcuni di questi esiti, non è semplice dimostrare una relazione causale indipendente da fattori genetici, ambientali e sociali condivisi.
Psicosi e schizofrenia: le evidenze si sono rafforzate
Su questo punto il nuovo documento usa parole molto chiare: “the evidence has strengthened”. L’uso regolare di cannabis può rappresentare una “component cause”, cioè un fattore che interagisce con altre vulnerabilità nel precipitare un disturbo psicotico o la schizofrenia. È presente inoltre una relazione dose-risposta: il rischio aumenta con frequenza dell’uso e potenza dei prodotti, soprattutto durante l’adolescenza. . Nei pazienti che hanno già sviluppato una psicosi e continuano a utilizzare cannabis si osservano:
maggiore intensità dei sintomi, più frequenti ricadute e decorso clinico peggiore.

Depressione
Le metanalisi citate dall’OMS mostrano una piccola associazione tra uso di cannabis e depressione, ma non dimostrano una chiara relazione dose-risposta. Questo rende necessaria prudenza nel parlare di causalità diretta.
Ansia
Le evidenze sull’ansia non sono univoche. Una revisione non ha trovato un aumento statisticamente significativo dei nuovi disturbi d’ansia nella popolazione generale, mentre altri studi sull’uso durante l’adolescenza hanno rilevato associazioni più consistenti con successivi disturbi d’ansia. Restano possibili fattori confondenti e fenomeni di automedicazione.
Disturbo bipolare
Nei soggetti con disturbo bipolare l’uso di cannabis è associato a esordio più precoce della mania, maggiore frequenza degli episodi depressivi o maniacali, sintomi più gravi, rapid cycling e minore miglioramento con il trattamento. Anche in questo caso l’OMS invita però alla prudenza nel distinguere causalità, fattori condivisi e automedicazione.
Ideazione suicidaria e tentativi di suicidio
Una metanalisi degli studi longitudinali sugli adolescenti riportata dall’OMS mostra un’associazione con successiva:
ideazione suicidaria: OR 1,50
tentativi di suicidio: OR 3,46.
Il documento precisa però che queste stime derivano da pochi studi e richiedono ulteriori conferme.
Gravidanza
Una metanalisi comprendente oltre 21 milioni di partecipanti ha trovato che l’uso di cannabis in gravidanza è associato a maggiore probabilità di:
basso peso alla nascita, parto pretermine e neonato piccolo per l’età gestazionale.
L’associazione permane anche dopo l’aggiustamento per il consumo di tabacco. È stata inoltre osservata un’associazione, con minore certezza, con la mortalità perinatale.
Sindrome da iperemesi da cannabinoide
L’OMS riconosce la cannabinoid hyperemesis syndrome, caratterizzata da nausea e vomito ciclico e incontrollabile nei consumatori molto intensivi. Tipicamente migliora dopo la sospensione della cannabis e può ricomparire rapidamente quando l’uso viene ripreso.
Poloni e bronchi
Chi fuma cannabis presenta con maggiore frequenza: tosse, espettorato, wheezing e bronchite. Il dato è invece differente per la BPCO: gli studi sui soggetti che fumano esclusivamente cannabis non hanno dimostrato in modo consistente un aumento del rischio di broncopneumopatia cronica ostruttiva.
Sono inoltre descritti possibili rapporti con asma e, nei soggetti immunocompromessi, infezioni respiratorie come aspergillosi e altre forme di polmonite, anche se per alcuni di questi esiti le evidenze restano limitate.

Infarto e malattie cardiovascolari
Il THC aumenta acutamente la frequenza cardiaca e modifica la pressione arteriosa. Il rapporto raccoglie evidenze che collegano l’uso di cannabis a infarto miocardico, aritmie, cardiomiopatie, ictus e altri eventi cardiovascolari. .
I risultati degli studi non sono tutti concordanti, ma l’OMS conclude che le evidenze stanno diventando più consistenti riguardo alla possibilità che il fumo quotidiano e prolungato di cannabis possa favorire infarto e ictus nei giovani adulti.
Ictus
Una revisione riportata dall’OMS ha rilevato una maggiore prevalenza di ictus nei consumatori rispetto ai non consumatori, pur con limiti nella capacità di stabilire durata, timing dell’esposizione e causalità. Il documento ricorda inoltre che l’American Heart Association ha concluso che le evidenze disponibili suggeriscono un aumento del rischio di ictus nei consumatori di cannabis.
Cancro
Qui il quadro deve essere riportato senza semplificazioni. Per tumore del polmone, testa-collo e altri tumori, le evidenze rimangono insufficienti o contrastanti, soprattutto perché molti consumatori di cannabis fumano anche tabacco.
Per il tumore germinale del testicolo, invece, esiste un segnale che merita ulteriori approfondimenti: un’analisi aggregata ha rilevato un aumento del rischio dopo almeno 10 anni di uso, ma la qualità complessiva delle evidenze viene definita bassa.
Apprendimento, scuola e futuro lavorativo
L’uso di cannabis durante l’adolescenza è associato a problemi di apprendimento e peggiori esiti scolastici. Questi problemi possono avere conseguenze successive anche su opportunità professionali, partecipazione al mercato del lavoro e reddito nell’età adulta. Anche qui rimane difficile separare completamente l’effetto della cannabis da altri fattori sociali e individuali.
Cannabis, psicosi e comportamento violento
Il documento riporta anche un dato che merita attenzione ma deve essere interpretato con molta cautela. Una metanalisi di 12 studi in soggetti con psicosi ha trovato un’associazione tra uso non medico di cannabis e maggiore rischio di comportamento violento, con OR 5,8.
Gli stessi autori sottolineano però che molti fattori confondenti non erano adeguatamente controllati: il dato non consente quindi di affermare che la cannabis causi direttamente la violenza.
Cosa conclude l’OMS
Nella sintesi aggiornata, l’OMS afferma che:
l’uso regolare di cannabis può produrre disturbi da uso e dipendenza;
gli esiti negativi sono più importanti quando l’uso è precoce, frequente e ad alta potenza di THC;
le evidenze si sono rafforzate sul rapporto con deficit cognitivi, abbandono scolastico e disturbi psicotici;
nei pazienti psicotici il consumo continuato peggiora la prognosi;
sono documentati effetti respiratori e sindrome da iperemesi;
stanno aumentando le evidenze sul rischio cardiovascolare, in particolare infarto e ictus;
alcune associazioni — depressione, suicidarietà, alcuni tumori, ansia e altri esiti — richiedono ancora ulteriori studi per chiarirne la causalità. .
La conclusione generale del nuovo Technical Brief è netta: l’uso non medico di cannabis può avere un impatto ampio sulla salute e sullo sviluppo sociale, coinvolgendo salute mentale, funzioni cognitive, apparato respiratorio e cardiovascolare e, soprattutto nei giovani, traiettorie educative e psicosociali. .
Informare correttamente non significa demonizzare chi usa la sostanza, ma nemmeno minimizzarne i rischi. La cannabis non è una sostanza priva di effetti e il rischio individuale varia soprattutto in relazione a età di inizio, frequenza d’uso, durata dell’esposizione, vulnerabilità personale e quantità di THC assunta.
Fonte: World Health Organization. The health and social effects of nonmedical cannabis use: technical brief. Geneva: WHO; 2026. Evidenze aggiornate fino al 2025. . #Cannabis #WHO #OMS #THC #Adolescenti #Psicosi #Schizofrenia #Dipendenze #Prevenzione #SaluteMentale #SalutePubblica
*Dott. Giovanni Serpelloni MD Medical Director of Neuroscience Clinical Center & TMS Unit. Verona Italy; Former Senior nr-fellow University of Florida – Drug Policy Institute, Department of Psychiatry in the College of Medicine
TMS – Transcranial Magnetic Stimulation & Neuromodulation Senior Advisor
Clinical Neuroscientist
Former Head of Antidrugs Policy Department, Presidency of the Council of Ministers Ita.Gov.
Former Director of Addictions Department Verona, AULSS 9, Italy
Member of UNODC Expert Consultation Group on Forensic Toxicology and Drug Control (2016).
Addiction Neuroscience and Forensic Toxicology Senior Advisor
Former Director of the ULSS 20 Center for Infectious Diseases – Verona, HIV / AIDS Senior Advisor
Former Scientific Director of Advisory and Steering Group, URITo.N. – Unit for Research and Innovation on Forensic Toxicology, Neuroscience of Addiction and new drugs. FT-DSS University of Florence
Internal Medicine Specialist
Member of Italian Society of Neuromodulation And Neurotechnologies – ISNeT
Socio Onorario del Gruppo Tossicologi Forensi Italiani- GTFI
Segreteria Ambulatorio di Via Leone Pancaldo 70, 37138 Verona
Telefono mobile: +39 349 3844480 (Linea Medica)
Telefono fisso: +39 045 2571522
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