L’iniziativa dell’Ordine degli architetti di Verona
Verona torna a interrogarsi sul futuro delle città attraverso l’architettura, l’urbanistica e la ricerca. Venerdì 19 giugno, alle 17 l’Antica Dogana nel quartiere Filippini ospiterà la presentazione del volume Idee di città, appuntamento che conclude il ciclo Primavera 2026 di Architetti Verona al Cubo, il contenitore culturale promosso dall’Ordine degli Architetti di Verona.
L’incontro, ospitato in uno spazio storico oggi trasformato in centro culturale ed espositivo, sarà dedicato a un’opera curata da Sara Marini, docente del Dipartimento di Culture del Progetto dell’Università IUAV di Venezia. Il volume raccoglie contributi di studiosi, ricercatori e docenti delle principali scuole di architettura italiane, proponendo una riflessione sul ruolo del progetto urbano in un’epoca segnata da profonde trasformazioni ambientali, sociali, economiche e demografiche.

L’appuntamento chiude il percorso primaverile curato dall’architetto Leopoldo Tinazzi, dopo gli incontri dedicati a Rinascimento Adattivo di Pietro Valle e Quel che resta dell’architettura di Marco Biraghi.
Il libro nasce dall’attività di ricerca dell’unità Tedea – Teorie dell’architettura dello IUAV di Venezia e si sviluppa come un viaggio attraverso le città italiane, tra realtà e immaginazione. Un itinerario che attraversa il Paese da Nord-Est a Nord-Ovest, passando per il Centro e il Sud, alternando casi studio, riflessioni teoriche e racconti progettuali.
Il titolo, volutamente al plurale, sottolinea la varietà degli approcci e delle prospettive: non una formula unica per il futuro urbano, ma una pluralità di visioni capaci di interpretare le contraddizioni del presente e di immaginare nuove forme dell’abitare e della convivenza.
«L’incontro è occasione per un confronto sul ruolo dell’architettura e dell’urbanistica in una fase storica segnata da cambiamenti sempre più rapidi e complessi – spiega Leopoldo Tinazzi –. Per Verona, impegnata su temi come la rigenerazione urbana, la pressione turistica, la qualità dello spazio pubblico e la ridefinizione dei propri margini, rappresenta un’opportunità preziosa per tornare a discutere non soltanto delle trasformazioni in atto, ma anche delle visioni capaci di orientarle».
