Lo stop al progetto è una vittoria del territorio
Il ritiro del progetto della centrale idroelettrica di Rivalta da parte della società norvegese Statkraft viene accolto con soddisfazione dagli esponenti della Lega, che parlano di una decisione a tutela del territorio e delle comunità locali.
Per Paolo Borchia, parlamentare europeo e segretario provinciale della Lega «il ritiro del progetto è una vittoria del territorio e del lavoro svolto dalla Lega insieme agli amministratori locali». E ricorda l’incontro avvenuto nei mesi scorsi al Ministero dell’Ambiente con la sottosegretaria Vannia Gava, durante il quale una delegazione di amministratori veronesi e trentini aveva evidenziato le criticità di un intervento ritenuto troppo impattante per un’area di particolare pregio.

Sulla vicenda interviene anche il consigliere regionale veronese Matteo Pressi, capogruppo della Lista Stefani a Palazzo Ferro-Fini, che definisce lo stop «una buona notizia per la comunità locale». Il progetto prevedeva la realizzazione di una maxi centrale idroelettrica alimentata dalle acque dell’Adige, con due bacini artificiali da 87.000 e 94.000 metri quadrati, collegati da una galleria di 540 metri scavata nella montagna.
Secondo Pressi, il progetto era «calato dall’alto» e privo del necessario confronto con amministrazioni ed enti locali. «Abbiamo bisogno di raggiungere l’indipendenza energetica – afferma – ma non si possono accettare imposizioni da parte di gruppi stranieri su un territorio fragile come la Val d’Adige, soprattutto quando si tratta di una risorsa sempre più preziosa come l’acqua».
Il consigliere regionale conclude assicurando che, nonostante la rinuncia di Statkraft non escluda future ipotesi di valorizzazione dell’area, «continueremo a vigilare e senza il permesso delle comunità locali non permetteremo che venga realizzato alcunché».

Infine il consigliere regionale Filippo Rigo ricorda: “ in Consiglio regionale avevo depositato una mozione chiara e ferma al fine di impegnare la Giunta a esprimere la totale contrarietà della Regione Veneto a questo impianto. Non potevamo accettare e rischiare che in nome di una transizione green ideologica e calata dall’alto, il risultato fosse quello di mettere a rischio la sicurezza e il futuro del nostro territorio”.
