Nell’Ulss 9 ci sono 527 medici di base per 788.604 utenti
Bene, secondo il segretario generale SPI Cgil di Verona Adriano Filice, la volontà del presidente della Regione Veneto di puntare con sull’assistenza. Ma non basta. E’ necessario “confrontare gli annunci con la realtà che vivono ogni giorno anziani, pensionati e famiglie del territorio dell’ULSS 9”. E prosegue: “Da anni sosteniamo che il futuro della sanità passa attraverso il rafforzamento della medicina territoriale, dell’assistenza domiciliare e della presa in carico delle persone fragili. Ma proprio per questo riteniamo che oggi sia indispensabile andare oltre la narrazione ottimistica. Nel territorio dell’ULSS 9 permangono criticità che non possono essere ignorate”.
Le Case di Comunità
Le Case di Comunità, pur rappresentando un’infrastruttura strategica non sono ancora percepite dai cittadini come un punto di riferimento sanitario. Manca l’informazione. La maggior parete non sa a cosa servono e come utilizzarle. Il problema non è l’edificio, ma ciò che c’è dentro: professionisti, servizi, orari di apertura, integrazione con i medici di medicina generale e capacità di prendere realmente in carico le persone.

I medici di base
Lo stesso Presidente Stefani riconosce che occorre investire su medici di famiglia e assistenza domiciliare. Tuttavia continua a pesare la carenza di medici di medicina generale, con migliaia di cittadini che hanno difficoltà ad avere un riferimento stabile.
L’Ulss 9 “opera mediante 527 medici di base, che assistono complessivamente una popolazione pari a 788.604 unità, e 108 pediatri, che assistono 100.848 bambini o ragazzi”.
In media ogni medico di base ha 1.496 pazienti. Un pediatra 934.
Sul territorio dell’Ulss 9 risultano ancora 369 incarichi vacanti.

Servizi domiciliari
“Anche l’annunciato potenziamento dell’assistenza domiciliare va verificato nella sua concreta attuazione” prosegue Filice. “Le famiglie che assistono un anziano non autosufficiente continuano spesso a sentirsi sole, con interventi domiciliari quantitativamente insufficienti rispetto ai bisogni e un carico assistenziale che ricade quasi esclusivamente sui caregiver familiari”.
Nel 2025 il numero di utenti è aumentato del 9,1%, passando a 26.648.
“La realtà della non autosufficienza parla chiaro – insiste Filice – non basta affermare che occorre ridurre gli accessi impropri agli ospedali, è necessario costruire un sistema territoriale realmente capace di offrire alternative e riequilibrare i compiti tra pubblico e privato”.
