(Angelo Paratico) Le ex colonie di Hong Kong e Macao sono le uniche città della Cina dove si celebrano la Pasqua e il Natale con un giorno festivo, ma solo nell’ex portoghese Macao si festeggia anche l’Immacolata Concezione, l’8 dicembre. Questo dipende certamente dal retaggio coloniale dei due luoghi, ma il cristianesimo in Cina è molto antico e precede l’arrivo degli europei: nel 1540 a Macao e nel 1841 a Hong Kong.  

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Il cristianesimo arrivò seguendo la via della seta, approdando a Changan (l’odierna Xi’an) e la prima testimonianza certa della sua presenza si trova su di una monumentale stele, rinvenuta all’inizio del XVII secolo e incisa sia in caratteri cinesi che in alfabeto siriaco.

L’iscrizione sulla stele, eretta nell’anno 781, fornisce una sintesi degli insegnamenti cristiani e menziona Alopen Abraham, un missionario nestoriano, che ebbe un contrasto con la Chiesa di Roma su questioni dottrinali. Alopen Abraham, giunto nel 635 a Changan, la magnifica capitale dell’Impero Tang, ottenne un’udienza con l’imperatore Taizong, il quale gli concesse di diffondere la sua religione e di costruire «templi della croce» in Cina.

Il nestorianesimo

Nei due secoli successivi, il cristianesimo nestoriano, noto in cinese come Jing Jiao (“Religione Splendente”), si diffuse all’interno dell’impero, con chiese in città distanti tra loro come Lingwu (nell’odierno Ningxia), Chengdu e Guangzhou. Esistono persino testimonianze dell’imperatore Xuanzong (pronipote dell’imperatore Taizong) impegnato in discussioni religiose con ecclesiastici nestoriani e che partecipa a rituali cristiani.

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Domenica delle Palme, in una chiesa cinese del VII secolo d.C.

Il nestorianesimo è un termine utilizzato nella teologia cristiana e nella storia della Chiesa per riferirsi a diversi insegnamenti, tra loro correlati ma dottrinalmente distinti, che rientrano nel termine delle due nature in Cristo (umana e divina) o delle due persone in Cristo (l’Uomo e il Verbo). Il primo significato del termine è legato agli insegnamenti del teologo cristiano Nestorio (morto intorno al 451 d.C.), secondo l’interpretazione dei suoi diretti oppositori al Concilio di Efeso. Il secondo significato del termine si riferisce a una serie di insegnamenti teologici successivi che sono stati tradizionalmente etichettati come nestoriani, ma che differiscono dagli insegnamenti di Nestorio per origine, portata e terminologia. Possiamo dire che il nestorianesimo è la dottrina di Nestorio, patriarca di Costantinopoli (nominato nel 428), secondo la quale si afferma che Cristo avesse due persone distinte, una umana e una divina.

Sebbene molte delle opere di Nestorio siano andate perdute o siano state distrutte, altre sono state tramandate dai suoi oppositori o conservate nelle biblioteche della Chiesa d’Oriente. Tra queste spicca in particolare il Bazaar di Eraclide, composto durante il suo esilio in seguito al Concilio di Calcedonia. Una copia danneggiata fu rinvenuta nel monastero di Oushanis in Siria, nel XIX secolo. La riscoperta moderna del Bazaar ha suscitato un rinnovato interesse accademico nella ricostruzione delle posizioni teologiche dello stesso Nestorio.

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Il nestorianesimo fu arrestato durante il regno dell’imperatore Wuzong (840-846), un taoista convinto che si sentiva minacciato dall’enorme ricchezza e influenza dell’establishment buddista in Cina dato che il buddismo era ormai diventato la più grande religione straniera nel Paese.

La rovina della religione cristiana in Cina

Sfortunatamente, il cristianesimo nestoriano, insieme allo zoroastrismo e al manicheismo – anch’esse religioni straniere attive in Cina – subì danni e limitazioni. Il cristianesimo nestoriano non si riprese più, neppure dopo che le misure dell’imperatore Wuzong furono revocate da suo zio, che gli succedette nel 846.

Tra le ragioni della rapida scomparsa del cristianesimo nestoriano in Cina, nonostante una presenza di 200 anni, vi fu la sua eccessiva dipendenza dal patrocinio imperiale e aristocratico per la propria diffusione e sopravvivenza.

Forse la religione cristiana in Cina era associata alle élite e agli stranieri residenti in Cina durante il periodo Tang; essa non lasciò quasi alcuna impronta nella stragrande maggioranza della popolazione cinese.

Ci vollero quattro secoli prima che il cristianesimo nestoriano tornasse a diffondersi in misura limitata in Cina, durante la dinastia mongola Yuan, grazie ai popoli dell’Asia centrale che migrarono in Cina e prosperarono sotto il dominio mongolo. Tuttavia, fu proprio in questo periodo che i primi missionari cattolici romani misero piede sul suolo cinese, finendo per soppiantare i cristiani nestoriani nell’est. Quando Kublai Khan incontrò Marco Polo, chiese a suo padre e a suo zio di tornare in Italia e poi ritornare alla sua corte con dell’olio santo dalla Terra Santa e cento preti che potessero discutere con i loro saggi e provare che il cristianesimo fosse la vera religione. Solo tre secoli dopo arrivarono a Pechino dei gesuiti preparatissimi, dei veri giganti, come Matteo Ricci, Alessandro Valignano, Giuseppe Castiglione, Adam Schall, che avrebbero potuto conquistare la Cina al cristianesimo se non fosse stato per l’invidia e le maldicenze di altri ordini religiosi, che minarono i loro successi.