(o.a.) Blocco navale. Già sentite queste due parole. Le diceva Giorgia Meloni 3 anni fa. Mese più, mese meno. Non lo voleva fare allo stretto di Hormuz. Nè a quello di Gibilterra. Lo aveva pensato per difendere i confini italiani dall’invasione di immigrati clandestini provenienti dall’Africa e dall’Asia. Ma quando pronunciava le parole “blocco navale“, apriti cielo, veniva accusata di essere una specie di mostro politico che vuole far morire esseri umani per l’egoistica e ormai superata ragione di difendere dei confini.

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Per il diritto internazionale il blocco navale dev’essere una legittima difesa

Oggi ecco che queste due parole, “blocco navale”, tornano ad essere pronunciate per la decisione degli Stati Uniti di bloccare lo stretto di Hormuz nell’ambito della guerra scatenata assieme da Israele control’Iran. In che cosa consiste questa nuova prepotenza di Trump? Serve ad impedire che le petroliere passino per quello stretto. E se qualcuna prova a passare…boom! La US Navy l’affonda.

Ma tra quello che voleva fare la Meloni e quello americano c’è una bella differenza. Quello della Meloni era pensato per le acque territoriali. Quello degli Stati Uniti vien fatto a parecchie migliaia di chilometri da quelle americane, praticamente in casa d’altri.

Il “blocco” meloniano serviva per impedire che qualche barcone straniero di arrivasse sulle nostre coste, quello di Trump impedisce di transitare a petroliere dirette da uno stato all’altro per fatti loro, senza disturbare minimamente il paese a stelle e strisce.

Il primo solo pensato, il secondo attuato. Ma la differenza principale è che difendere i è confini lecito. Impedire il traffico navale lontano dalla proprie coste, no.

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