(di Francesca Romana Riello) Verona, il valore del cambiamento: cosa tiene insieme un territorio competitivo quando le certezze non bastano più. È la domanda che ha attraversato la prima tappa 2026 di “Talenti. Storie di Imprese Straordinarie”, andata in scena ieri sera al Due Torri. Il format, promosso dal gruppo Duetorrihotels con il supporto di Bper e il coinvolgimento di Confindustria Verona, ha portato sul palco imprenditori, manager e protagonisti del territorio per raccontare non tanto i risultati quanto il modo in cui quei risultati prendono forma.  

Ad aprire la serata e fare gli onori di casa è stato il direttore del Due Torri Hotel Silvano De Rosa, che ha richiamato il senso con cui nasce il progetto: trasformare l’ospitalità in uno spazio di relazione e confronto, capace di mettere in dialogo persone, idee e visioni diverse e contribuire alla crescita culturale della città . 

Talenti: Storie di Imprese Straordinarie
Silvano De Rosa, direttore hotel Due Torri

A fare la fotografia economica di apertura è stato Pierluigi Magnante, vicedirettore generale di Confindustria Verona. La forza di Verona, nel suo ragionamento, sta in una struttura produttiva che non dipende da una sola vocazione: manifattura, logistica, turismo, agricoltura e servizi avanzati si compensano invece di escludersi, rendendo il sistema più resistente agli shock esterni.

La provincia resta tra le più forti nell’export, con performance che attraversano comparti lontani tra loro, dalle bevande al marmo fino all’alimentare. Il dato che Magnante considera più rilevante non è però il volume prodotto ma la capacità di generare valore aggiunto superiore alla media, continuando ad attrarre investimenti, competenze e nuove imprese.

In questo quadro, ha sottolineato, infrastrutture come l’Interporto e l’aeroporto rinnovato non sono elementi di contorno: sono fattori decisivi di competitività. Il vantaggio non è acquisito una volta per tutte. Va continuamente alimentato.

Le radici come leva

Silvia Nicolis ha spostato il confronto su un piano più culturale, ragionando sul rapporto tra identità e capacità di stare nel cambiamento. Le radici, nel suo ragionamento, non sono un rifugio ma uno strumento: nei momenti di incertezza, ricordarsi da dove si arriva e cosa si è costruito aiuta a prendere decisioni più lucide.

Ha invitato anche a rileggere l’Italia senza il riflesso del declino, riconoscendo il valore che il Paese continua a esprimere attraverso impresa, cultura e territorio.

Sul tema della responsabilità è intervenuta Adele Biondani, presidente del Banco Alimentare del Veneto: la crescita non esaurisce il proprio significato nei numeri. Costruire relazioni e generare ricadute sulla comunità fanno parte dello stesso sistema, non sono un’aggiunta facoltativa.  

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Silvia Nicolis, presidente del Museo Nicolis

Verona, il valore del cambiamento

L’intervento di Giordano Riello ha portato sul palco una storia di famiglia per spiegare come si costruisce autorevolezza nelle imprese di tradizione.

La regola consolidata nella sua famiglia imprenditoriale è precisa: prima di entrare nell’azienda madre, ogni generazione deve fondare e gestire un’impresa propria, misurarsi con il mercato in autonomia.

Giordano Riello ha sviluppato un’attività nel campo del monitoraggio infrastrutturale prima di entrare nelle aziende di famiglia. Non una prova da superare, ma un percorso che restituisce un punto di vista difficile da ottenere altrimenti.

Il Made in Italy, ha detto, continua ad avere una forza che va oltre il prodotto: dentro ci sono qualità, cultura e una capacità di interpretare il cambiamento senza perdere riconoscibilità.

E il cambiamento, ha osservato, non è più una fase eccezionale da gestire: è la condizione normale dentro cui imprese e territori devono imparare a costruire.

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Giordano Riello, presidente NPlus

L’incontro che genera valore

A chiudere la serata è stato il ragionamento sul valore degli incontri come motore di sviluppo.

Nessuna delle storie raccontate dal palco era scontata: ogni percorso imprenditoriale nasce da una relazione, da una scelta, da qualcosa che qualcuno decide di mettere in gioco in un momento preciso.

Il concetto su cui si è chiuso il confronto è quello del “moltiplicatore di valore”: il punto in cui competenze, visioni ed esperienze diverse smettono di restare isolate e producono qualcosa di più della loro semplice somma.

Un’idea che a Verona, almeno guardando numeri e storie ascoltate ieri sera, continua a trovare spazio.

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