(Orazio Albanese) 11 settembre 2001. Uno dei più gravi atti terroristici della storia distrusse le Torri Gemelle di NewYork e provocò migliaia di vittime. A 25 anni da quel giorno, nel quale il mondo occidentale venne scosso da un’ondata di dolore, vengono commemorati i morti e i feriti e viene ripercorsa la storia di quel tragico momento quando gli Stati Uniti vennero colpiti al cuore dall’organizzazione terroristica islamica Al Qaida che faceva capo a Bin Laden.

Al di là dell’indignazione e del dolore che suscitò quell’azione, il dato politico è che allora per la prima volta gli americani assaggiarono sul loro territorio quello che significa guerra. Una guerra diversa da quelle convenzionali. Di stampo terroristico. Combattuta non fra stati, ma fra un’organizzazione paramilitare arabo-islamica e gli Stati Uniti. Un atto criminale, senza dubbio. Come lo sono i bombardamenti indiscriminati delle popolazioni civili che avvengono nelle guerre convenzionali. Guerre che fino ad oggi gli Usa hanno combattuto sempre lontano da casa.

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Dopo l’11 settembre tutto è continuato come prima

Allora, pur essendo qualcosa di diverso, era pensabile che gli americani, avendo provato sulla loro pelle che cosa vuol dire, avrebbero cambiato registro. Che avrebbero smesso di accendere conflitti qua e là nel mondo, consapevoli, proprio per la ferita subita l’11 settembre, che le guerre portate a migliaia di chilometri di distanza possono anche essere viste come qualcosa di epico, di eroico, specie sul video, ma significano sempre anche dolore, morte, distruzione.

E’ invece sorprendente che questa presa di coscienza non sia avvenuta: in questi 25 anni gli americani hanno continuato ad accendere fuochi in giro per il mondo ed anche mentre stiamo scrivendo c’è da scommettere che stanno bombardano qualcosa o qualcuno.

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