Lo stop richiesto anche da Anna Maria Bigon
Sarebbe il “colpo di grazia” alla sanità pubblica veronese. Con parole nette e preoccupate, la Fp Cgil Verona e la consigliera regionale del Partito Democratico Anna Maria Bigon si oppongono all’ipotesi di estendere il Sistema Informatico Ospedaliero (Sio) all’Ulss 9 e chiedeno alla Regione Veneto di fermare il progetto dopo le criticità già emerse in ambito ospedaliero.
Al centro della polemica c’è il software Trak Care, un applicativo costato 122 milioni di euro e già in uso da 3 anni nell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, dove – secondo i firmatari della nota – avrebbe evidenziato gravi limiti strutturali, frequenti blocchi operativi e una complessità tale da sottrarre tempo alla cura dei pazienti, aumentando il rischio clinico.

Per il sindacato l’’introduzione del Sio in un sistema territoriale già sotto pressione rischierebbe di aggravare ulteriormente la situazione.
“Si tratta di un fallimento che penalizza professionisti e cittadini”, afferma Antonio De Pasquale, segretario generale della Fp Cgil Verona, sottolineando come invece di valutare eventuali responsabilità per i disservizi già registrati, si stia pensando a una nuova estensione. Una scelta che, secondo il sindacato, si inserisce in un contesto già critico, segnato da carenza di personale e da un contratto nazionale non sottoscritto dalla Cgil.
A delineare un quadro ancora più complesso è Simone Mazza, responsabile Sanità Fp Cgil Verona, che evidenzia dati preoccupanti sulla tenuta del sistema. Nell’Azienda ospedaliera si starebbe programmando la chiusura di interi reparti e la riduzione dei posti letto per garantire le ferie estive. Anche nell’Ulss 9 le criticità non mancano: alcune Case della Comunità risultano affidate in appalto o sostenute da personale non strutturato, mentre la nuova struttura di Villafranca sarebbe priva di una presenza stabile di medici di medicina generale.
Il Sio ha fatto perdere un sacco di tempo al personale sanitario
A pesare è soprattutto la carenza di personale infermieristico: a fronte di almeno 100 unità necessarie per attuare pienamente il modello previsto dal Dm 77, la Regione Veneto avrebbe autorizzato appena 15 assunzioni. Una situazione che, secondo il sindacato, si riflette anche sulle condizioni di lavoro, con turni fino a 12 ore e un crescente aumento di disturbi d’ansia tra gli operatori sanitari, esposti al rischio burnout.

Sulla vicenda interviene anche la consigliera regionale Anna Maria Bigon, che annuncia un’interrogazione alla giunta regionale. “I disagi emersi in questi 3 anni dovevano servire da lezione – afferma –. Estendere lo stesso sistema senza aver risolto le criticità significa ignorare le esigenze di chi opera in prima linea”.
Bigon chiede quindi un cambio di rotta sugli investimenti e sulla gestione tecnologica, ribadendo la necessità di rafforzare il modello pubblico e universalistico attraverso la valorizzazione del personale sanitario. “Servono stipendi adeguati e strumenti efficienti – conclude – non sistemi informatici che rischiano di ostacolare il lavoro quotidiano”.
La richiesta, condivisa da sindacato e opposizione, è chiara: fermare l’estensione del Sio e ripensare le priorità della sanità veneta, partendo da chi ogni giorno garantisce assistenza ai cittadini.
